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Ripercorrendo l’antico Vallo del Mazaro E-mail
Scritto da Fabio Merlo   
Il parco archeologico di Selinunte Risalire il Vallo del Mazaro, una delle tre valli in cui gli arabi suddivisero amministrativamente e politicamente la Sicilia, non è solo un’immergersi suggestivo nel territorio e nelle tradizioni del trapanese ma è anche un riscoprire la storia e gli eventi che contraddistinsero non solo la Sicilia, ma l’intera Italia. Capita così di imbattersi nei resti delle antiche colonie greche, nelle tracce della dominazione araba e successivamente normanna, angioina, aragonese, fino alle testimonianze dell’epopea garibaldina, gli ossari, le piazze che accolsero e applaudettero l’Eroe dei Due Mondi.
Si parte dalla costa, da Mazara del Vallo, nella zona costiera più vicina all’Africa. A conferma di questo fatto a Mazara sopravvive una casbah, un quartiere di matrice tunisina, dalle viuzze tortuose e intricate, abitata da tunisini che qui risiedono e prestano il loro lavoro sui pescherecci o nei vigneti dell’entroterra. Una visita al porto-canale può dare l’idea di quanto importante sia la pesca per questa città, mentre il centro storico ospita molteplici luoghi di interesse che rievocano le diverse influenze culturali che ne hanno caratterizzato la storia. Oltre alla visita alla bella Basilica Cattedrale è d’obbligo recarsi al museo allestito presso la chiesa sconsacrata in Piazza del Plebiscito che ospita il Satiro Danzante, capolavoro dell’arte ellenistica che si fa risalire a Prassitele.
Si lascia Mazara del Vallo imboccando l’autostrada A29, la Palermo-Mazara del Vallo, direzione Palermo, e si inizia così a percorrere l’antico Vallo. La traversata della campagna mazarese, che offre suggestivi e ameni paesaggi, si interrompe a Castelvetrano, grosso centro agricolo collocato in posizione elevata. L’abitato dispone di un bel centro storico, risultato di un intelligente recupero che ne conferisce grande impatto scenografico grazie a un “sistema a piazze” ben congegnato. A pochi chilometri dall’abitato, in località Dèlia, sorge una chiesetta arabo-normanna, riparata da una ombrosa pineta. La chiesetta, intitolata alla Santissima Trinità, è il più bell’esempio di architettura normanna nella provincia di Trapani. La bellezza della chiesetta è tutta nella sua maestosa e raccolta solitudine, circondata da pini e immersa, nei mesi caldi, in un piacevole frinire di cicale. Nelle vicinanze di Castelvetrano si possono ammirare le antiche rovine di Selinunte, antica e prospera città greca. Il parco archeologico di Selinunte è il più vasto d’Europa e comprende numerosi templi, santuari e altari. A circa dicei chilometri da castelvetrano si possono raggiungere le Cave di Cusa, da dove i selinuntini estrassero la pietra per realizzare i loro templi. Le cave, come abbandonate all’improvviso, consentono di osservare lo stato di avanzamento dei lavori dei blocchi. La vista di quei blocchi tagliati e incisi e rimasti così come per una paralisi del tempo sembrano rappresentare l’inesausto, inevitabile alternarsi di potenze e civiltà.
Si prosegue, seguendo la Strada Statale 119 fino a riguadagnare l’autostrada e si esce al casello di Salemi. La città è a circa cinque chilometri lungo la Statale 188. Situata in posizione collinare, dominata da un massiccio castello normanno, Salemi è città di antica e nobile origine e può fregiarsi del titolo di prima capitale d’Italia. In Piazza della Dittatura Garibaldi issò il tricolore e una lapide ricorda l’evento. Dal terrazzo merlato del poderoso maniero normanno si gode di una splendida vista che spazia fino al mare.
Superata Salemi si procede lungo la Statale 188a fino a raggiungere Calatafimini, nel cuore dell’antico vallo del Mazaro. Non lontano dal paese, sotto una roccia chiamata Monte Barbaro, il 15 maggio 1860 i Mille guidati da Garibaldi si scontrarono con l’esercito borbonico in un’epica battaglia che fu decisiva per l’unificazione del Paese. Il luogo dello scontro si chiama Pianto Romano e qui è stato eretto un obelisco-ossario per commemorare i caduti garibaldini. A Calatafimini, famosa per i suoi vigneti, rimangono scarsi ruderi del castello Eufemio, a cui si deve il nome della città. Poco lontano si può ammirare Segesta, col suo celeberrimo tempio dorico e il soprastante teatro. Il tempio risulta misteriosamente incompleto, fatto questo che non ha mai trovato spiegazione. A circa un chilometro dal tempio, su un colle a quota superiore, si apre il teatro di età ellenistica, restaurato dai romani. La strada che conduce al teatro passa accanto all’area in cui sorgeva l’antica città, di cui si possono vedere gli avanzi delle cinta murarie. Alle pendici meridionali del monte, in contrada Mango, si raggiungono i resti di un antichissimo santuario di notevoli proporzioni e in origine dotato di poderosi muri, come si evince dagli avanzi di questi. I culti che vi si celebravano sono un completo mistero.
 
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